Hydrogen Valleys Made in Italy

Gli ecosistemi territoriali con al centro il vettore verde in Italia

Segnale inequivocabile che una cultura dell’idrogeno sta prendendo piede, in ottica di futuro a zero emissioni di carbonio, le “valli dell’idrogeno” stanno aumentando in Europa ed in Asia Orientale. Per la precisione, parliamo di 36 progetti nel mondo, di cui 20 nel Vecchio Continente con i Paesi Bassi e i loro 5 progetti in testa alla classifica.  

 

In Europa l’economia dell’idrogeno sta prendendo piede attraverso due macro-dinamiche: l’approccio top-down, ovvero l’implementazione governativa di legislazioni a supporto del settore, e quello down-top, cioè la realizzazione di progetti specifici che uniscono domanda e offerta. Quindi, da un lato i vari paesi – Italia inclusa – hanno definito delle strategie nazionali, dall’altro si stanno diffondendo progetti specifici – non più solo pubblici, o in partnership pubblico-privato, ma ad oggi con un 50% di iniziative totalmente private – che puntano a creare una value chain completa: degli hub ed ecosistemi territoriali volti alla produzione, trattamento, stoccaggio e distribuzione del vettore H2, le cosiddette Hydrogen Valleys.  

 

Cos’è una Hydrogen Valley  

Sebbene il concetto sia relativamente nuovo, esistono dei parametri comuni a questi progetti in grado di identificarli come “Valle dell’Idrogeno”. A renderli noti e monitorarli ad oggi è The Hydrogen Valley Platform, piattaforma di collaborazione globale voluta dalla Fuel Cells and Hydrogen 2 Joint Undertaking, finanziata dal programma di ricerca ed innovazione dell’UE Horizon 2020, Hydrogen Europe e Hydrogen Europe Research.  

 

I cluster dell’H2 si basano su investimenti multimilionari ed hanno un’ampia scala di sviluppo, poiché mirano a raggiungere il mercato e solitamente lo fanno attraverso un serie di sottoprodotti. L’ambito geografico è solitamente ben definito attorno al luogo di destinazione del vettore: possono avere focus locale o regionale in funzione di una struttura specifica, oppure una dimensione nazionale o internazionale. Ogni progetto coinvolge l’intera catena di valore quindi dalla produzione al trattamento, allo stoccaggio, alla distribuzione. Infine, la destinazione di fornitura non è unica ma idealmente vengono forniti diversi settori finali, dalla mobilità all’industria, che condividono un’infrastruttura comune.  

 

L’idrogeno “buono” 

L’idrogeno la cui produzione non implica emissioni di inquinanti o sostanze dannose può essere blu, ricavato cioè dal gas naturale ma catturando le emissioni nocive attraverso apposite tecnologie, o verde, ottenuto per elettrolisi, cioè dalla scissione della molecola dell’acqua in idrogeno e ossigeno, un processo non inquinante a patto che venga impiegata energia prodotta con fonti rinnovabili .

 

Nel proprio percorso nell’economia dell’idrogeno, l’Italia punterà sulla seconda tipologia, quella più sostenibile ma anche la più costosa attualmente.  L’obiettivo è quello di sfruttare alcune zone territoriali per installare entro il 2026 elettrolizzatori alimentati a energia rinnovabile: dispositivi elettrochimici fondamentali nella produzione della risorsa green poiché, in presenza di un elettrolita, spezzano le molecole d’acqua separando l’idrogeno dall’ossigeno.   

 

Il PNRR e i progetti italiani, tra siderurgia green e mobilità sostenibile  

Lo scorso giugno il Governo ha firmato 5 protocolli d’intesa con le regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria, Basilicata e Puglia, e mette in campo 500 milioni di Euro al fine di promuovere il vettore verde a livello locale all’interno della Missione del PNRR “Rivoluzione Verde e Transizione Tecnologica”, che prevedere per l’Italia la creazione di ben 10 hydrogen valleys in aree industriali dismesse. Queste aree già inserite nel contesto produttivo industriale italiano sono infatti già collegate alla rete elettrica e pronte all’installazione entro il 2026 di elettrolizzatori alimentati dalle rinnovabili o da impianti dedicati.  

 

Per lo sviluppo dei distretti dell’idrogeno l’Italia ha a disposizione una superficie dedicata alla produzione industriale di ca. 9.000 km quadrati, con varie aree in posizione strategica per quanto riguarda le future fasi di distribuzione di idrogeno verde a PMI e trasporti. A partire da questi presupposti la Seconda Missione del PNRR si appella quindi alle regioni affinché segnalino iniziative territoriali strategicamente rilevanti e meritevoli dei fondi europei. Le  cinque regioni capofila hanno finora definito cinque progetti bandiera che affiancano alla produzione di idrogeno delle iniziative collegate e volte all’utilizzo di questa preziosa risorsa. 

 

La Puglia Green Hydrogen Valley per esempio coinvolgerà negli interventi l’area dell’ex Ilva di Taranto, puntando a diventare “il polo, se possibile nazionale, per la sperimentazione delle tecnologie che consentiranno di usare l’idrogeno anche nella fase industriale dell’acciaio” spiega il governatore Emiliano. Il Piemonte pensa di associare l’investimento su 28 siti industriali dismessi, già individuati per diventare centri di produzione di idrogeno, per allargare le sperimentazioni ai trasporti, utilizzando idrogeno sul trasporto locale stradale e ferroviario. Anche per la Basilicata i progetti di ricerca associati all’idrogeno, con siti di stoccaggio e distribuzione di idrogeno e metano liquido nelle principali aree industriali della regione, riguarderanno il trasferimento di tecnologia sulla mobilità ad idrogeno.  

 

Spostandosi sulla costa Adriatica, all’altezza di Ravenna, si guarda alle rinnovabili offshore con il progetto Agnes che vuole affiancare la produzione di idrogeno a quella di energia eolica e solare, con due parchi eolici, uno fotovoltaico e un impianto per l’elettrolisi offshore. Un altro progetto con al centro idrogeno verde e mobilità sostenibile è quello tra FNM, FerrovieNord e Trenord “H2iseO Hydrogen Valley” che punta alla decarbonizzazione della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo.  

 

Il Presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga alza ulteriormente l’asticella, puntando alla prima iniziativa transfrontaliera in Europa attraverso la costituzione di una Valle dell’Idrogeno del Nord Adriatico, con una collaborazione trilaterale tra Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia, e auspicando la specializzazione delle singole iniziative regionali su temi specifici in materia di idrogeno, in modo da renderle best practices estendibili a livello nazionale.  

 

I progetti bandiera saranno seguiti da un Comitato di Coordinamento e Monitoraggio che ne gestirà il processo di attuazione e garantirà che gli impianti di elettrolisi siano realizzati rispettando precisi standard di sostenibilità: “i distretti per l’idrogeno” –  ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani – “dovranno produrre meno di 3 tonnellate di anidride carbonica per tonnellata di gas e arrivare nel 2026 tra 1 e 5 megawatt di potenza totale”. 

 

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